Non riesci a prendere decisioni semplici? Ansia e indecisione

da | Lug 1, 2024 | Ansia

Dieci minuti davanti allo scaffale dei cereali, diverse schede aperte per confrontare due magliette, la serata che passa mentre cerchi un film. Non riesci a prendere decisioni semplici e, oltre alla fatica di scegliere, arriva il rimprovero: possibile che tu debba complicare anche questo?

Possibile, sì. Ma non significa che tu sia incapace. Prima di aggiungere un altro giudizio, proviamo a capire che cosa stai chiedendo a quella scelta: un risultato accettabile oppure la garanzia di non pentirtene mai?

Perché una decisione piccola può diventare così pesante

Una decisione può essere semplice sul piano pratico e molto impegnativa sul piano delle aspettative. Scegliere il ristorante richiede di considerare distanza, prezzo, preferenze. Se però devi anche assicurarti che tutti siano contenti, che nessuno pensi che hai scelto male e che non esista un posto migliore, il compito cambia parecchio.

Non stai più cercando dove cenare. Stai cercando un ristorante con garanzia sul giudizio degli altri. Comprensibile desiderarlo, un po’ difficile prenotarlo.

Nel mio lavoro questa fatica compare anche in persone autonome, responsabili, abituate a decidere per molte cose. Proprio per questo il blocco sulle piccole scelte può diventare umiliante: “Al lavoro gestisco problemi enormi e poi non so che cosa comprare”. La competenza non impedisce di cercare troppe garanzie, soprattutto quando un errore viene letto come una prova del proprio valore: è uno dei temi dell’approfondimento su che cosa può nascondere il perfezionismo.

L’ansia può rendere più faticoso decidere, come ricorda anche la scheda dell’OMS sui disturbi d’ansia. Non è però l’unica spiegazione possibile, né l’indecisione basta per riconoscere un disturbo. Stanchezza, troppe richieste e informazioni insufficienti meritano attenzione.

Qui ci occupiamo soprattutto del momento in cui i dati ci sono, ma il ragionamento non si chiude. L’approfondimento su ruminazione e rimuginio aiuta a distinguere questo girare intorno alla scelta da una riflessione che aggiunge qualcosa.

Quando pareri, confronti e rinvii non aiutano più

Chiedere consiglio può essere utile. Se devi acquistare qualcosa che non conosci, consultare una persona competente ti permette di capire meglio. Il passaggio da osservare è un altro: dopo aver ricevuto una risposta, cerchi un’informazione diversa oppure qualcuno che ti faccia sentire nuovamente sicura?

Un parere può chiarire un dubbio; dieci pareri possono aprirne altri venti. Non perché gli altri sbaglino, ma perché ognuno sceglie a partire dalle proprie esigenze. Alla fine rischi di conoscere le preferenze di tutti e di non sapere più dove siano finite le tue.

Qualcosa di simile può succedere con i confronti online. Immagina di aver trovato due prodotti adatti, ma di continuare a leggere recensioni cercando quello senza difetti. Ogni commento contrario riapre la ricerca. Il problema, a quel punto, non è una recensione mancante: è che nessuna recensione può prometterti che sarai sempre soddisfatta.

E poi c’è il rinvio. Per qualche ora non devi scegliere e senti sollievo. Il giorno dopo, però, ritrovi la stessa domanda, con una scadenza più vicina e un po’ meno fiducia. Se riconosci questo passaggio anche nei compiti che rimandi, puoi approfondire il rapporto fra perfezionismo e procrastinazione.

Non significa che tu debba smettere di informarti o chiedere aiuto. Significa osservare quando una risposta utile diventa una verifica da ripetere. Sono due funzioni diverse, anche se da fuori sembrano la stessa cosa.

Ripartire da una scelta proporzionata, non perfetta

Puoi cominciare da una decisione quotidiana poco impegnativa e reversibile. Non da un investimento, una scelta sanitaria o una questione di sicurezza. Il punto non è dimostrare che sai buttarti: è ridare alle scelte piccole la loro dimensione, senza trasformarle in esami di maturità personale.

Prima di confrontare le opzioni, chiediti che cosa ti serve davvero. Per una maglietta possono contare comodità, prezzo e un colore che ti piaccia. Sono criteri sufficienti per quel compito, anche se non eliminano la possibilità di trovarne un’altra più bella domani. La seconda possibilità non rende sbagliata la prima.

Separare un’informazione mancante da una certezza impossibile aiuta a capire il passo successivo. Se non conosci una misura, la controlli. Se vuoi sapere in anticipo se cambierai idea, nessun confronto potrà risponderti fino in fondo.

Dopo la scelta, nota anche che cosa fai. Torni a cercare alternative? Chiedi agli altri se hai fatto bene? Ricontrolli il carrello già acquistato? L’indecisione può continuare dopo aver deciso, quando la revisione serve soltanto a ottenere la sensazione perfetta. Non occorre rimproverarti: è un punto del circuito da riconoscere.

Se invece ogni risposta viene rimessa in discussione e la ricerca di certezza occupa molto tempo, l’articolo sul dubbio patologico affronta quel meccanismo più da vicino. Non è un’etichetta da attribuirti perché oggi non sapevi scegliere il pranzo.

Quando aspettare ha senso e quando chiedere aiuto

Ci sono momenti in cui fermarsi è una buona idea: sei esausta, mancano informazioni importanti, una scelta ha conseguenze difficili da modificare. Il rinvio utile ha una ragione e un seguito: riposerò, raccoglierò quel dato, ne parlerò con la persona competente. Non coincide con un generico “deciderò quando non avrò più dubbi”.

Una decisione importante presa mentre sei travolta dalla tristezza pone un problema diverso dalle micro-scelte quotidiane. Qui non serve una regola del tipo “mai decidere se provi un’emozione”: contano urgenza, conseguenze e possibilità di prenderti tempo. Aspettare una calma assoluta prima di qualsiasi scelta rischia invece di lasciarti ferma.

Se non riesci a prendere decisioni semplici con una frequenza che pesa sulle giornate, puoi parlarne con una psicologa o uno psicoterapeuta. Non è necessario aspettare che il blocco invada ogni ambito. Il tempo perso conta, ma conta anche quanto ti costa continuare a dubitare di te per ogni scelta. La guida su ansia fisiologica e patologica approfondisce proprio il peso del disagio nella vita quotidiana.

Nel percorso si può ricostruire una situazione alla volta: che cosa temi, quali conferme cerchi, quando riesci già a scegliere con meno fatica. Non per prescriverti velocità, ma per trovare un modo di decidere più sostenibile. Se vuoi conoscere come lavoro su queste difficoltà, trovi una presentazione in Libera dall’ansia. L’obiettivo non è non sbagliare più: è non dover ottenere il permesso dell’ansia per ogni piccola scelta.

L'autrice

Sono Beatrice Pavoni, psicologa e psicoterapeuta specializzata nelle Terapie Brevi e nella Terapia a Seduta Singola. Aiuto adulti che vivono ansia, attacchi di panico, rimuginio, bisogno di controllo e difficoltà nel rapporto con il cibo, con un approccio concreto, focalizzato e costruito sulla persona. Ricevo online e in studio a Roma.

Dal primo incontro si lavora già su qualcosa di utile: capire il meccanismo, individuare il punto da cui partire, trovare una direzione praticabile.
Scrivimi per una call conoscitiva: capiamo dove sei, dove vuoi andare e quale formato di lavoro ti calza meglio.

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Disclaimer

Le informazioni contenute in questo articolo sono generali e non sostituiscono una valutazione individuale. Ogni percorso richiede obiettivi e tempi personalizzati e la terapia va calzata sulle esigenze specifiche della persona. Se ciò che stai vivendo interferisce in modo significativo con la tua vita, rivolgiti a un professionista (psicologo/psicoterapeuta) per un percorso personalizzato e mirato.

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