Non riesci a dormire? Ansia, controllo e cura del sonno

da | Apr 19, 2023 | Ansia, Terapia Breve

Se non riesci a dormire, può capitarti di fissare il soffitto e pensare già a domani: quanto sarai stanca, quanto farai fatica, come potrai affrontare gli impegni. Vorresti riposare e invece sei impegnata a capire perché non stai riposando. Una fatica dentro l’altra.

Prima di cercare il rimedio da provare stanotte, però, vale la pena distinguere due cose: che cosa sta disturbando il sonno e che cosa fai nel tentativo di recuperarlo. Non sempre hanno la stessa origine, e non ogni difficoltà dipende dall’ansia.

Non riesci a dormire: prima di tutto, capire come succede

“Dormo male” può voler dire molte cose. Fai fatica ad addormentarti? Ti svegli più volte? Apri gli occhi molto prima della sveglia e non riprendi sonno? La notte sembra passare, ma durante il giorno ti senti poco riposata? Raccontare come si presenta la difficoltà è più utile che attribuirle subito una spiegazione.

Una notte storta può capitare. Se però il problema si ripete, dura nel tempo o interferisce con la vita quotidiana, parlarne con il medico permette di considerare le possibili cause. Ritmi, ambiente, sostanze, farmaci, dolore e altri disturbi del sonno possono avere un ruolo, insieme o indipendentemente dagli aspetti psicologici.

L’ansia può accompagnare l’insonnia, ma non spiega automaticamente ogni risveglio. Se ti svegli con palpitazioni, l’articolo sulla tachicardia notturna affronta quel sintomo e le ragioni per valutarlo. Anche svegliarti con difficoltà respiratoria va riferito al medico, non interpretato come semplice agitazione.

Se invece vuoi capire quanto l’ansia stia incidendo sulle giornate, trovi una cornice nell’approfondimento su ansia fisiologica e patologica.

Non serve arrivare alla visita con una diagnosi già pronta. Puoi portare una descrizione delle notti, degli orari abituali e delle difficoltà diurne, senza trasformare ogni minuto di sonno in un dato da sorvegliare.

Quando lo sforzo di dormire aggiunge pressione

Se domani hai un impegno importante, desiderare di addormentarti è del tutto comprensibile. Può però succedere che quel desiderio diventi un ordine: “Devo dormire adesso”. Da lì cominci a verificare se il corpo si stia rilassando, se i pensieri siano diminuiti, se la tecnica che hai scelto stia funzionando.

Il riposo diventa una prova. E quando non arriva, non c’è soltanto la stanchezza: arriva anche il giudizio su di te, come se non riuscire ad addormentarti dimostrasse che non sai fare nemmeno una cosa così naturale. Ma il sonno non è una capacità da esibire sotto esame.

Una pratica di rilassamento può aiutare; pretenderne un risultato immediato può aggiungere tensione. Non significa che le tecniche siano inutili o che tu le stia eseguendo male. Vale la pena osservare se le usi come sostegno oppure come test da ripetere fino a ottenere una sensazione precisa.

Anche controllare l’ora può aprire un conteggio: quanto resta, quanto hai perso, quanto male starai domani. Se i pensieri tornano su problemi da risolvere prima di chiudere gli occhi, l’articolo su ruminazione e rimuginio approfondisce quel processo.

Nella tradizione MRI, fra i miei riferimenti professionali, si osserva anche come alcuni tentativi di soluzione possano mantenere una difficoltà. È una lente di lavoro, non una spiegazione unica dell’insonnia.

Abitudini sostenibili, senza un’altra routine da fare perfettamente

Puoi guardare alle condizioni in cui provi a riposare: rumori, luce, temperatura, orari molto variabili, attività che continuano fino al momento di coricarti. Rendere la serata meno affollata e mantenere ritmi il più possibile regolari può sostenere il riposo, ma non costituisce una garanzia di sonno.

Se lavori su turni, hai responsabilità di cura o attraversi un periodo difficile, un programma ideale può essere poco realistico. Non serve aggiungere colpa alla stanchezza. Cerca cambiamenti compatibili con la tua vita, e discuti con il professionista ciò che non puoi modificare da sola.

Non occorre provare molte strategie nella stessa notte. Se cambi tecnica ogni volta che non ti addormenti subito, rischi di passare la serata a controllare quale funzioni. Anche un’abitudine pensata per aiutarti può diventare rigida: “Se non faccio tutto nell’ordine giusto, non dormirò”. Ne parlo nell’articolo sulle abitudini e l’ipercontrollo.

Non usare alcol come sonnifero e non iniziare, aumentare o interrompere farmaci o integratori senza un parere sanitario. Se stai già seguendo un trattamento, riferisci le difficoltà a chi lo ha prescritto: una notte negativa non ti dice, da sola, come cambiarlo.

La sicurezza viene prima degli obiettivi sulla routine: se hai sonnolenza, non guidare e non usare macchinari pericolosi. Il lavoro sul sonno deve tenere conto anche di come stai durante il giorno.

Quando chiedere aiuto per il sonno

Puoi chiedere una valutazione quando la difficoltà persiste, si ripete frequentemente o ti rende difficile affrontare le giornate. Non è necessario aspettare di essere esausta, né riuscire prima a seguire tutti i consigli trovati online. Il fatto che una strategia non abbia funzionato non rende il problema irrisolvibile.

Il medico può considerare le cause del disturbo e l’eventuale necessità di approfondimenti. Esistono anche interventi psicologici specifici per l’insonnia; quando serve, è importante rivolgersi a professionisti con una preparazione adeguata sul sonno, senza confondere ogni percorso per l’ansia con un trattamento specialistico dell’insonnia.

Nel lavoro psicologico possiamo osservare il rapporto fra sonno, paura e controllo. Che cosa accade quando non ti addormenti? Quale previsione fai sulla giornata successiva? Quali risposte ti danno sollievo e quali aumentano la pressione? Sono domande da inserire in una valutazione, non un test per assegnarti da sola una causa.

Se fai fatica a orientarti fra le figure, l’articolo su psicologo, psicoterapeuta e psichiatra chiarisce le differenze. Nel percorso Libera dall’ansia trovi invece il mio modo di lavorare sui meccanismi ansiosi.

Non posso prometterti una notte risolta da una frase o da una seduta. Possiamo però smettere di trattare il sonno come un’altra prestazione in cui devi riuscire, e cercare una cura adatta alla tua situazione.

L'autrice

Sono Beatrice Pavoni, psicologa e psicoterapeuta specializzata nelle Terapie Brevi e nella Terapia a Seduta Singola. Aiuto adulti che vivono ansia, attacchi di panico, rimuginio, bisogno di controllo e difficoltà nel rapporto con il cibo, con un approccio concreto, focalizzato e costruito sulla persona. Ricevo online e in studio a Roma.

Dal primo incontro si lavora già su qualcosa di utile: capire il meccanismo, individuare il punto da cui partire, trovare una direzione praticabile.
Scrivimi per una call conoscitiva: capiamo dove sei, dove vuoi andare e quale formato di lavoro ti calza meglio.

Se questo articolo ti è servito, amerai “Quella Cosa allo Stomaco”. È la mia newsletter su ansia, panico e rapporto con il cibo.

2 email al mese, per chi ha poco tempo e vuole davvero cambiare abitudini.

Troverai storie in cui riconoscerti, spunti e riflessioni che vanno al punto, strumenti concreti da usare subito, per smettere di farti schiacciare dall’ansia e rimettere equilibrio nel piatto.

Iscriviti qui

Disclaimer

Le informazioni contenute in questo articolo sono generali e non sostituiscono una valutazione individuale. Ogni percorso richiede obiettivi e tempi personalizzati e la terapia va calzata sulle esigenze specifiche della persona. Se ciò che stai vivendo interferisce in modo significativo con la tua vita, rivolgiti a un professionista (psicologo/psicoterapeuta) per un percorso personalizzato e mirato.

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *