Dott.ssa Beatrice Pavoni

Il dubbio patologico: quando pensare diventa un problema.

Set 19, 2020 | Ansia e Paure

«Il dubbio è il trampolino di lancio del pensiero creativo, ma al tempo stesso è la molla del pensiero ossessivo».

(Giorgio Nardone)

Ti è mai capitato di avere la testa affollata dai pensieri?

Di aver pensato “Oggi vorrei proprio spegnere il cervello?”

Immagino di si. Pensare è un’attività comune, soprattutto quando qualcosa ci preoccupa.

Bada bene però, che un conto è pensare, un conto è rimuginare costantemente:

– pensare è un’attività quotidiana e imprescindibile dell’essere umano dal momento che è impossibile pensare di non pensare.

– rimuginare in modo ossessivo su tematiche costanti è dannoso, poiché ti tormenti senza tregua ponendoti domande a cui non sei in grado di rispondere.

E’ una trappola mentale che crea un labirinto di domande e pensieri a cui dedicherai tempo, invalidano il resto della tua giornata.

Tenderai a cercare risposte rassicuranti che non ti soddisferanno mai del tutto, lasciando sempre “con quell’amaro in bocca” a cui non saprai far fronte.

Questo si chiama dubbio patologico e può trasformarsi in un vero e proprio problema!

Ora ti starai chiedendo: “ma farsi delle domande è giusto e anzi aiuta in molte occasioni”

Vero! Porsi delle domande non è sbagliato ma dipende come ti poni queste domande; può succedere infatti che la risposta che ti dai non scioglie il dubbio, ma al contrario lo alimenta, creandone nuovi e potenzialmente infinti.

Sei divorato dal dubbio!

Quali sono i dubbi che creano sofferenza?

  1. il “controllo che fa perdere il controllo: quando cerchi di rispondere in modo razionali a stati irrazionali, come sentimenti, emozioni o reazioni fisiologiche (“Amo davvero il mio partner?”);
  2. il “pensare di non pensare”: quando smetti di pensare distraendoti, ma più ti distrai e più il pensiero torna prepotente.
  3. le “risposte corrette a domande scorrette”: quando provi a rispondere con certezza a domande indefinite (Come sarà il mio futuro? Troverò l’uomo della mia vita

Nei casi più gravi, il dubbio patologico è una forma di disturbo Ossessivo-Compulsivo.

Entri in un circolo vizioso senza fine nel quale cerchi di dare una risposta rassicurante alla domanda che ti assilla con la conseguenza che più ti rispondi e più generi ulteriori domande, che non troveranno mai una risposta soddisfacente.

Sembra che tu stia combattendo contro un Idra:  tagli la prima testa e ne spuntano due, ne tagli due e ne spuntano quattro, e cosi via.

La paura di non farcela, di fare la scelta sbagliata, di aver commesso errori è ciò che alimenta il dubbio patologico nella tua mente.

Come far fronte al Dubbio?

  • BLOCCA IL RIMUGINARE:

Per interrompere il circolo vizioso di domande, non devi cercare risposte corrette ma devi mettere in dubbio le domande che ti poni; infatti nessuno è in grado di bloccare le domande ma puoi invece bloccare le risposte. Come ?

Schioccando le dita!

Questo è un espediente che puoi utilizzare quando il arriva il rimugino a cui non devi dare adito: bloccalo schioccando le dita, dicendo il tuo nome e tornando al momento presente. Ogni volta che arriva il pensiero ansioso, puoi schioccare le dita e dire: “Beatrice! Torna qui!”.

Richiami la tua attenzione, rimproverandoti di assecondare l’ arrivo di quel pensiero ansioso.

  • APPUNTAMENTO CON IL RIMUGINARE

Puoi scrivere tutti i tuoi dubbi e lasciare che la penna vada libera sul foglio bianco che inonderai dei tuoi pensieri, paure, domande e cosi via.

Ma… lo farai in due momenti specifici della giornata: 10 minuti al mattino e 10 minuti la sera, non un minuto in più, non un minuto in meno. Per tutto il resto della giornata non ci penserai.

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Bibliografia:

  • Bartoletti, A. (2019): “Pensieri brutti e cattivi. Ossessioni tabù: come liberarsene”. Milano, Franco Angeli.
  • Nardone, G. De Santis, G. (2011): “Cogito ergo soffro: quando pensare troppo fa male”. Milano, Ponte alle Grazie.
  • Nardone, G. (2013): “Psicotrappole, ovvero le sofferenze che ci costruiamo da soli: imparare a riconoscerle e a combatterle”. Milano, Ponte alle Grazie.

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