Quando si pensa di rivolgersi a uno psicologo, spesso ci si chiede: “Come funziona davvero la terapia?” oppure “Che tipo di aiuto posso aspettarmi?“. Non è raro sentirsi confusi o sopraffatti di fronte alla vasta scelta di approcci terapeutici, durate, modalità di intervento e professionisti diversi. E allora, da dove cominciare?
Non esiste un solo modo di fare terapia.
Ogni approccio parte da un modo diverso di leggere il problema e da strumenti diversi per affrontarlo. Alcuni lavorano di più sul passato, altri su ciò che succede nel presente; il punto è trovare un percorso che abbia senso per te e per quello che stai vivendo. In questo articolo ti guiderò in un’esplorazione chiara e concreta del mondo della psicologia. Non per dirti cosa è meglio in assoluto — perché, appunto, non esiste un’unica risposta giusta — ma per aiutarti a orientarti tra i principali approcci terapeutici. Mi concentrerò in particolare su quelli brevi e focalizzati, come la Terapia a Seduta Singola (TSS), che è il metodo che utilizzo nel mio lavoro.
Sono una psicoterapeuta che lavora con persone che soffrono di ansia, attacchi di panico e problematiche legate all’alimentazione. Nel mio lavoro cerco un intervento diretto, concreto e rispettoso del tempo della persona. Le Terapie Brevi — e la TSS in particolare — mi aiutano a partire da ciò che ti sta bloccando oggi, senza perdere di vista il tuo modo di affrontarlo. Se stai pensando di chiedere aiuto ma non sai bene come funziona, questo articolo è pensato proprio per te.
Prima di tutto: chi fa cosa?
Quando si parla di “andare dallo psicologo”, spesso si fa un po’ di confusione tra figure professionali diverse. Facciamo chiarezza:
- Lo psicologo è un professionista laureato in Psicologia, abilitato all’esercizio della professione tramite Esame di Stato e iscritto all’Albo. Può fare valutazioni psicologiche, sostegno e prevenzione, ma non può fare psicoterapia (a meno che non abbia completato una scuola di specializzazione) né prescrivere farmaci.
- Lo psicoterapeuta è uno psicologo (o medico) che ha completato una scuola di specializzazione quadriennale in psicoterapia, e quindi può effettuare veri e propri percorsi terapeutici. Può utilizzare diversi approcci, come la Terapia Breve, la cognitivo-comportamentale, la psicoanalitica ecc. È la figura che interviene più direttamente sui disagi emotivi e psicologici.
- Lo psichiatra è un medico specializzato in psichiatria. Può diagnosticare disturbi psichiatrici e prescrivere farmaci. Alcuni psichiatri sono anche psicoterapeuti, ma non tutti.
In sintesi: se hai bisogno di un aiuto psicologico, puoi rivolgerti a uno psicologo o a uno psicoterapeuta. Se invece pensi che ci possa essere bisogno anche di una valutazione farmacologica, lo psichiatra è la figura più adatta.
Come lavora lo psicologo: non esiste un solo modo
Non esiste una terapia “migliore” in assoluto. Esiste la terapia più adatta a te, in questo momento della tua vita, rispetto a ciò che senti, a cosa stai affrontando, e a come ti immagini il cambiamento. Ogni approccio ha una propria “lente” con cui osserva il problema: alcuni lavorano più sul passato, altri sul presente; alcuni esplorano i significati profondi, altri si concentrano sui comportamenti e le strategie. E ogni terapeuta, naturalmente, sviluppa con il tempo il suo stile personale.
Nel mio lavoro, ad esempio, mi occupo soprattutto di ansia, attacchi di panico e problematiche legate al cibo. Nel mio percorso formativo ho frequentato la scuola di specializzazione presso l’Istituto ICNOS, approfondendo le Terapie Brevi, in particolare:
- La Terapia a Seduta Singola (TSS)
- La Terapia Breve Strategica
Entrambe partono da un presupposto semplice: non sempre serve un percorso lungo per iniziare a vedere il problema in modo diverso. Lavorare in modo mirato e strategico significa guardare cosa lo mantiene oggi e da dove può iniziare un cambiamento concreto.
Cosa significa “terapia breve”?
“Breve” non significa “superficiale” o “veloce”. Significa focalizzarsi su un obiettivo preciso, analizzare come il problema funziona oggi nella tua vita, quali sono i meccanismi che lo mantengono, e costruire — insieme — strategie concrete per interromperlo e superarlo.
È come affrontare un groviglio: invece di cercare l’origine del filo, ci concentriamo su dove si è annodato adesso. E da lì iniziamo a sciogliere. Lavorare per obiettivi ti permette di sentirti attivamente coinvolta nel cambiamento: niente terapia infinita, niente attese senza direzione. Ogni seduta ha un senso, un peso, uno scopo.
Che cos’è la Terapia a Seduta Singola?
La Terapia a Seduta Singola è un approccio in cui ogni incontro viene considerato come potenzialmente utile e completo in sé, anche se non necessariamente definitivo. Non significa che basta una sola seduta per tutti, ma che ogni seduta viene progettata e vissuta come se fosse l’unica, con la massima intensità, attenzione e concretezza.
Questo approccio può essere utile quando ti trovi davanti a:
- Situazioni di blocco (hai presente quella sensazione di essere fermi in un punto?)
- Decisioni difficili da prendere
- Episodi di ansia e stress
- Problemi relazionali specifici
- Bisogno di una bussola per orientarsi
Un esito positivo al primo incontro può verificarsi anche nella Terapia a Seduta Singola: alcune persone sentono beneficio subito, altre scelgono di continuare con un breve percorso. Entrambe le opzioni vanno bene: sei tu a decidere cosa ti serve. Per me, questo metodo unisce rigore clinico, creatività e immediatezza, che sono le cose che più amo del mio lavoro.
Il mindset giusto per iniziare un percorso
Spesso si pensa che per fare terapia si debba per forza “partire da lontano”, raccontare tutta la propria storia, scavare negli angoli più nascosti del passato per mesi prima di iniziare a vedere un cambiamento.
E invece no, non sempre è così.
Almeno, non con l’approccio che utilizzo io. Nel mio modo di lavorare, la terapia non è un viaggio infinito alla ricerca di risposte astratte, ma un processo concreto, orientato al cambiamento. Si parte dal presente: da ciò che ti blocca oggi, da come ti fa sentire, da cosa ti impedisce di stare bene nella tua vita quotidiana.
Credo profondamente che:
- la terapia debba essere utile fin da subito — non dopo dieci incontri;
- non serve restarci per forza anni — a volte anche 1 o 2 incontri possono fare la differenza;
- l’obiettivo non è diventare perfetti, ma diventare più efficaci nel gestire ciò che ti crea difficoltà;
- la terapia è un lavoro a due: io porto gli strumenti, tu porti te stessa e la tua storia.
Ma per far funzionare tutto questo, serve anche un ingrediente importante: il giusto atteggiamento mentale.
Serve che tu sia disposta a:
- metterti in gioco, anche se una parte di te ha paura;
- guardare le cose da un altro punto di vista;
- accettare che non sempre serve capire perché per iniziare a cambiare;
- partecipare attivamente, con fiducia, curiosità e — perché no — anche con un pizzico di ironia.
La terapia non è un luogo in cui vieni “aggiustata”. È un luogo in cui lavoriamo insieme per capire come puoi affrontare meglio le tue difficoltà.
La relazione che costruiamo è parte della terapia stessa. I feedback che mi dai sono fondamentali, perché mi aiutano ad aggiustare il tiro, a capire cosa sta funzionando e cosa no.
Non esiste un percorso giusto in assoluto: esiste il percorso giusto per te. E lo costruiamo passo dopo passo, insieme.
E se servisse un solo incontro?
Una singola seduta può offrire uno spostamento, un punto di vista diverso o una direzione da cui partire. Non è magia: è un incontro costruito per guardare con attenzione ciò che ti sta bloccando. Può essere particolarmente utile quando ansia o confusione rendono difficile capire da dove iniziare. Naturalmente, ogni persona è diversa: per alcune può bastare un incontro per orientarsi, per altre può essere utile proseguire con un percorso più strutturato. Il punto è non sentirsi obbligate a immaginare fin dall’inizio un percorso infinito. Anche un incontro può aiutarti a mettere a fuoco cosa sta succedendo e quale piccolo passo ha senso fare adesso.
Cosa puoi aspettarti da me
Apprezzo l’IRONIA: la uso spesso in terapia, soprattutto da quando ho scoperto che prendere in giro l’ansia può essere molto divertente e apprezzato. Adoro l’AUTENTICITÀ: ho sviluppato un mio stile personale, dei miei gusti e delle mie regole. Così lavoro bene e riesco a trasmetterti chi sono senza snaturarmi.
Tengo ai FEEDBACK: io sono l’esperta degli strumenti, ma tu sei l’esperta della tua vita; e chi meglio di te sa cosa sta funzionando e cosa no nei nostri incontri? Per me è importante chiederti se siamo in rotta, affinché tu possa aiutarmi ad aiutarti meglio. Amo la CONCRETEZZA: se ti trovi in una situazione di crisi a causa dell’ansia, penso che sia più utile partire da ciò che sta succedendo oggi e osservare come lo stai gestendo, piuttosto che restare per anni a cercare una spiegazione nel passato. Da lì possiamo capire insieme quale passo può restituirti più libertà nella vita quotidiana.
Conclusione: come iniziare
Scegliere di chiedere aiuto non è debolezza, ma un atto di coraggio e lucidità. Lo psicologo non ti “aggiusta”, ma ti accompagna a trovare dentro di te risorse che magari non sapevi nemmeno di avere.
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