Dott.ssa Beatrice Pavoni

Il fantasma dell’anoressia

Ago 8, 2020 | Alimentazione

“Emma è estremamente magra e in continuo movimento. Con il suo abbigliamento voluminoso cerca di nascondere le sue gambe magre e le sue magre braccia. Emma è anoressica e vuole nasconderlo. Ha perso il controllo del controllo stesso. È pallida e si mostra nervosa. Le sue mani sono arrossate. Ha sempre freddo. Anche se sembra infelice e bisognosa di protezione, rifiuta completamente qualsiasi offerta di aiuto.

La sua aspirazione a essere perfetta la porta a avere successo, nonostante la sua notevole debolezza fisica. Ma questo le sta richiedendo sempre più energia. Dove dovrebbe trovare questa energia? Emma ha limitato sempre più la sua alimentazione fino al minimo necessario – due mele e uno yogurt magro al giorno. Nasconde in modo astuto il fatto che sta morendo di fame. Tutti sono stati fieri di lei quando la cicciottella ha fatto finalmente qualcosa per il suo peso e ha iniziato a mangiare in modo sano. Il fatto che continuasse a ridurre la sua alimentazione sempre di più, che il suo peso ideale fosse sempre più basso, che conteggiasse le calorie in modo compulsivo e, infine, che trovasse il suo corpo brutto, sono tutte cose accadute casualmente.

Se qualcuno le parla del suo comportamento insolito, diventa aggressiva e interrompe la conversazione. Sua madre spera che questa ossessione sia temporanea, a maggior ragione perché è stata lei a dare a Emma consigli su come perdere peso. Emma esagera sempre! Suo padre reagisce deridendola e ironizzando: Sei tutta pelle e ossa! Guarda la tua amica; lei ha tutto al posto giusto! Quando un giorno la madre di Emma per caso la vede nuda, inizia la crisi familiare: orrore, paura, impotenza, rabbia e una lotta senza speranza contro il cibo determinano l’atmosfera in casa. La vita familiare armoniosa è finita. Le visite dal medico e dal ginecologo hanno confermano che Emma è anoressica. I farmaci sono inutili nel trattamento dell’anoressia. Per questo motivo, il suo medico le consiglia di prendere contatto con un programma di trattamento per i disturbi alimentari. Qui Emma e i suoi genitori trovano supporto e ricevono informazioni più dettagliate sulla sua malattia e sulle opzioni di trattamento appropriato.

Emma pesa solo 32 kg ed è alta 1,65 m.”[1] 

L’anoressia nervosa è la prigione mentale in cui il corpo viene richiuso, torturato ed infine molto spesso ucciso. L’OMS l’ha indicata come la causa più frequente di morte, dopo gli incidenti stradali.

Fa paura. Spaventa. Non si sa bene come affrontarla. Spesso non la si riconosce. La domanda più frequente è se è possibile sconfiggerla e in che modo: non è impossibile, ma sicuramente complicato e non esiste un rimedio universale.

Il primo passo per comprenderla, è sicuramente conoscerla!

Chi, cosa quando e perché?

L’anoressia è una patologia alimentare che colpisce più frequentemente le donne tra i 15 e i 19 all’incirca, ma può avere un insorgenza anche più tardiva; per questo viene chiamata spesso anoressia giovanile.

Si diventa anoressici nel corso del tempo, spesso dopo una dieta che si mantiene e si prolunga più del necessario: è bene fare attenzione a differenziare chi segue un’alimentazione sana e chi, nel farlo, supera una soglia di peso svantaggiosa.

L’anoressica si astiene dal cibo, nutre profonda vergogna verso il proprio aspetto fisico, si ritira socialmente dalle relazioni e usa giustificarsi per la perdita di peso o per il fatto che non mangia come dovrebbe.

Soffre di una alterazione del proprio aspetto fisico che la porta al rifiuto del cibo per paura di ingrassare: più dimagrisce e più si percepisce in sovrappeso. La lotta con l’alimentazione è continua ed estenuante, caratterizzata da un ossessivo controllo delle calorie, e spesso associa o un intensa attività fisica o tecniche purganti come lassativi o induzione di vomito.

In questo modo esercita un controllo totale tanto sul proprio corpo quanto nella vita in generale.

L’anoressia è una patologia che oscilla tra il piacere e il dolore. Se all’inizio privarsi del cibo è un piacere, nel tempo si trasforma in una tortura che uccide nella maggior parte dei casi. E’ un processo mentale che ha effetti fisici devastanti e spesso irreversibili.

La personalità anoressica è caratterizzata da:

  • ansia
  • perfezionismo
  • ossessività
  • bisogno di controllo
  • impulsività
  • scarsa autostima
  • svalutazione di sè

Gli effetti fisici evidenti:

  • Amenorrea
  • Pelle secca
  • Peluria
  • Bradicardia
  • Perdita di capelli e denti
  • Pallore
  • Estremità degli arti freddi
  • Peso sotto soglia
  • ipotensione

Cosa fare con l’anoressica?

Grandi problemi non necessitano per forza di grandi e lunghe terapie/soluzioni.

E’ pur vero che l’anoressia è una patologia “sociale” nel senso che coinvolge sia la persona che l’ambiente familiare. Inoltre c’è una componente fisica che non si può sottovalutare.

Se si è già provato a risolvere il problema senza successo, è il caso di rivolgersi a uno psicologo, soprattutto se la malattia è ancora nel suo esordio: sarà probabilmente più breve il trattamento.

La terapia Breve in questo campo ha dimostrato la sua efficacia superiore all’80% e con sedute che non superano le 20.

L’obiettivo è fare in modo che la persona si riappropri di una corretta immagine di se. Riscoprendo il rapporto con il cibo e con se stesso.

L’intento è bloccare il tentativo estenuante di controllo sulla propria vita e sul cibo, evocando il piacere anziché il disgusto verso alcuni cibi, riequilibrando la relazione con il cibo e con il proprio peso corporeo, facendo leva sulle risorse personali; si migliora l’autostima, la relazione con gli altri e l’ossessività.

E la famiglia?

E’ molto importante che la famiglia collabori nella terapia affinchè abbia successo:

  1. Può intervenire tempestivamente sul problema, sia nel suo esordio che con un ricovero nel caso di situazioni più gravi. L’obiettivo è non abbandonare l’anoressico a se stesso che non si rende conto del pericolo in cui incorre.
  2. Può rivolgersi a uno psicologo e lavorare su ciò che può migliorare nel rapporto con l’anoressico per aiutarlo a trovare una soluzione: spesso infatti i genitori si schierano contro la malattia, inconsapevoli che cosi facendo alimentano e mantengono il problema. Sarebbe opportuno che diventassero co-terapeuti dello psicologo, disposti a modificare la comunicazione e il comportamento che hanno nei confronti dell’anoressico.

Sono problemi che hanno risvolti molto gravi: non lasciar perdere, ma intervieni se ti rendi conto che qualcosa non va e soprattutto rivolgiti ai professionisti se ti rendi conto di aver bisogno di un aiuto più concreto.

Bibliografia

Nardone G., Valteroni E. (2017). L’anoressia giovanile. Una terapia efficace ed efficiente per i disturbi alimentari. Ponte alle Grazie: Milano.

Nardone G., Verbitz T., Milanese R., Le prigioni del cibo. Vomiting, anoressia, bulimia. La terapia in tempi brevi, Tea Edizioni, 1995

Nardone G., Al di là dell’amore e dell’odio per il cibo. Guarire rapidamente dalle patologie alimentari, Bur, 2003


[1] https://www.stateofmind.it/2014/11/storia-emma-anoressia-nervosa – 27 novembre 2014 –

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