Dott.ssa Beatrice Pavoni

Genitori non si nasce!

Ott 10, 2020 | Rapporto con se stessi e con gli altri

Le famiglie dopo la quarantena hanno sicuramente subito una trasformazione; oggi, con la riapertura delle scuola, ancora una volta i genitori si sono trovati di fronte a un nuovo, inaspettato cambiamento.

E’ tanta l’ansia, la paura e il disagio nell’affrontare ristrutturazioni continue nel tuo rapporto con i figli e stai facendo il meglio che riesci a fare, anche se non sempre è facile.

Del resto genitori non si nasce, si diventa!

Essere genitori è ruolo complesso, delicato e in continuo divenire.

I genitori sono chiamati a:

  • tutelare il benessere dei propri figli, aiutandoli a gestire l’organizzazione del tempo tra lo studio e il divertimento;
  • gestire l’emotività dei bambini, seguirli a scuola e nel difficilie compito di rispetto delle norme anticovid, senza turbare la loro serenità e il loro benessere psicologico;
  • utilizzare un linguaggio appropriato, insegnare ed essere dei modelli di educazione;
  • Gestirsi tra i figli e l’attività professionale;
  • Gestire la propria emotività, i rapporti coniugali e lo spazio personale.  

Nel frattempo, i bambini e gli adolescenti fanno i conti con  i loro cambiamenti ormonali, le fasi di crescita, le loro paure e la frustrazione di non potersi godere appieno la quotidianità a causa del Covid e delle restrizioni.

Considerando che tutti i genitori affrontano problemi relativi ai figli costantemente e che le dinamiche familiari appaiono da sempre controverse e problematiche soprattutto quando ci sono schemi comportamentali disfunzionali stabili, la pandemia ha, in alcuni casi, modificato la relazione familiare.

Imparare a comunicare!

La prima regola della comunicazione dice che “è impossibile non comunicare”. Lo sapevi?

La comunicazione, in alcuni casi, può diventare un arma a doppio taglio se usata senza precauzioni, creando situazioni spiacevoli.

Ecco alcuni esempi di comunicazione disfunzionale in cui puoi ritrovarti:

  • Comunicazione paradossale

“Regala a tuo figlio Marvin due camice sportive. La prima volta che ne indossa una, osservalo con aria triste e, con un tono di voce dimesso, chiedigli: l’altra non ti piace? (Greenburgh, cit in Watzlawick, 2007) 

Un tipo di comunicazione può essere questa: “Dovresti farlo perché ti va, non perché te lo chiedo io” “Dovresti voler uscire con tuo padre” “Devi studiare non per me, ma per te” “ non devi essere triste, in fondo sei fortunato” . Sono tutti esempi di come la richiesta in base alle aspettative genitoriali su come il figlio dovrebbe sentirsi, creano un paradosso dove il figlio subisce un senso di inadeguatezza perché vorrebbe sentirsi in un modo ma non dovrebbe.

Una soluzione potrebbe essere quella di evitare di inferire  stati d’animo ed emozioni dei propri figli, invitandoli piuttosto a compiere delle azioni: “esci con tuo padre” “studia” “vai in camera tua” e cosi via.

  • La profezia che si auto avvera

Ti è capitato di pensare che ci fosse qualcosa che non andava in tuo figlio? Per esempio, credere che fosse arrabbiato, triste o felice, pur non avendo prove che lo confermassero?

Ecco, Nardone sostiene che i genitori applicano il copione del “chi cerca trova” ripetendo fino all’esaurimento che c’è qualcosa che sicuramente non va nel comportamento del figlio, per poi cercare talmente bene da individuarlo; del resto chi cerca alla fine qualcosa trova sempre.  

Facciamo un esempio: affermare “Come mai sei arrabbiato?” “Sei sicuro che va tutto bene?” “Sei molto triste oggi, eh?” sono tutti inferenze su uno stato d’animo altrui che –se persistono – finiscono per provocare proprio quello stato d’animo. Il bambino risponde che non è triste alla madre che glielo domanda; lei continuerà a sostenere la sua tesi a tal punto che alla fine per difendersi il bambino piangendo griderà a gran voce: non sono triste! Cosi reagendo, la madre dirà: lo vedi? Stai piangendo. Avevo ragione io a dire che sei triste. 

La soluzione sta nell’evitare di inferire gli stati d’animo e piuttosto domandare: Mi sembri stanco. E’ vero?” “ Hai l’aria triste, dico bene?” “Ho l’impressione che tu sei arrabbiato. E’Cosi?

  • La comunicazione squalificante:

Spesso alcuni genitori usano una comunicazione amorevole che nasconde però le insidie della squalifica. Per esempio dire al proprio figlio: “dovresti trovarti una ragazza che sappia tenerti testa, non una come te” manda due messaggi: da un lato che c’è la preoccupazione da parte del genitore di che tipo di persona trova il figlio, dall’altro  squalifica  rispetto alla personalità del figlio.

La stessa cosa accadde quando il genitore per aiutare il figlio si sostituisce a lui; per esempio nei compiti o nel mettere in ordine la camera con il classico “lascia faccio io”. Questo tipo di  comunicazione sott’intende da una lato una volontà amorevole da parte del genitore che si prodiga per aiutare il figlio, dall’altro lancia il messaggio latente che non reputa in grado il figlio di farcela da solo.

La soluzione è lasciare che poco per volta i figli vadano incontro ai problemi, superandoli con le loro forze. Come? Nardone direbbe:” crea ogni giorno in tuo figlio una piccola sfida, ponendo per lo più domande che lo invitino a riflettere e lo stimolino rispetto alle sue capacità. Anziché sostituirsi nel svolgere un compito, sarebbe opportuno affiancare il figlio e fornirgli gli strumenti adeguati, lasciando che sia lui ad avere il ruolo principale nel superamento del problema: “come puoi risolvere questa cosa”? “E tu che ne pensi?” “Provaci, poi lo controlliamo insieme”

  • La comunicazione autoritaria.

Spesso alcuni genitori usano un linguaggio che stabilisce aprioristicamente la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, condannando il comportamento altrui e generando inevitabilmente una ribellione nel figlio. Una strategia disfunzionale che più proibisce e più conduce alla trasgressione.

La soluzione è smettere di fare la predica e provare ad esaminare le alternative rispetto a un problema  o invitare a ragionare su modalità già sperimentate che potrebbero essere utili. Oppure, un’ alternativa è di assecondare una ribellione dalle connotazioni positiva, con una comunicazione strategica che in questo caso sottolinea la probabile incapacità della persona di agire: dovresti fare questo, ma non so se sei in grado di farlo”

In conclusione…

Questi modelli familiari e modelli di intervento che ti ho descritto, sono dei sempreverde, dal momento che al di la della specifica situazione che si vive, sono individuabili in qualsiasi contesto relazionale, anche tra amici o nella coppia.

Correggere la comunicazione o farlo notare all’altro, può essere il primo passo verso la soluzione del problema.

In questo modo la famiglia può ritrovarsi, stabilire nuove modalità comunicative, riallacciare rapporti, ristabilire ruoli, diritti e doveri e riscoprire il piacere di stare insieme.  

Rivolgersi ad uno Psicologo può essere utile per lavorare velocemente ed efficacemente per riprendere il potere sulla tua vita.

Ricordati che puoi usufruire della Consulenza online. Se desideri maggiori informazioni o mandarmi dei feedback, contattami!

Bibliografia:

Nardone, G. e l’èquipe del centro di terapia strategica (2012) Aiutare i genitori ad aiutare i figli. Problemi e soluzioni per il ciclo di vita. Ponte delle grazie.

Articoli correlati

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scrivimi

15 + 11 =